Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere.

Sono quello che leggo. In questo momento sto leggendo: Richard Dawkins, "Il gene egoista"; Remo Bodei, "Ordo amoris"; Mario Lavagetto, "Eutanasia della critica"; Piero Boitani, "Prima lezione sulla letteratura"
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Fatemi il favore ...
... leggete con particolare attenzione il post precedente. Per scriverlo ho rischiato di dar fuoco alla casa, visto che, presa dal mio delirio recensorio, mi sono dimenticata il ferro da stiro acceso ai piedi del letto (fra l'altro vicino ad un'instabile pila di libri: per un pelo non ne ho fatto un bel rogo, stile Fahrenheit). Tanto poté il mio furor di lettrice.
Ho spento il focolaio e, dato il puzzo, spero di non trovarmi in casa i pompieri, messi in allarme da qualche vicino spaventato (in questo momento sento una sirena avvicinarsi a questi lidi).
Consigli a un giovane ribelle
Consigli a un giovane ribelle, e non solo: consigli anche a tutti coloro che, magari non più giovani, si sono stancati di essere presi per il naso dall'ennesima manipolazione ideologica o manovra populistica. Pensare contro, pensare con la propria testa, pensare creativamente, pensare e, soprattutto, agire in modo da testimoniare la propria libertà di giudizio. Detto in altri termini: accettare di essere considerato un inguaribile rompiscatole.
Ho consigliato la lettura di questo libro ai miei alunni, ricevendo in cambio sguardi perplessi, allarmati o semplicemente vuoti. Il fatto è che questi adolescenti proprio non se la sentono la vocazione del ribelle e un titolo come questo li disorienta o, peggio, li irrita. La loro silenziosa ribellione consiste piuttosto in una resistenza passiva a tutto ciò che potrebbe scuoterli dal comodo nido di conformistiche certezze (o incertezze) che scuola, famiglia, società hanno amorevolmente (ma, allo stesso tempo, in modo sottilmente perverso) arredato attorno a loro: in primo luogo la cultura o meglio, quel particolare genere di cultura che ti prende a scappellotti e ti dice: "Ragiona! Anche contro di me, se necessario".
La trasgressione, se c'è, consiste per lo più nello sfregio vandalico, nello sballo privato del sabato sera, nel mugugno tacito, nella lamentazione fine a se stessa: se per caso subiscono un sopruso da chi è più forte di loro, al massimo brontolano, ma difficilmente si alzeranno in piedi per difendere i loro diritti; se, al contrario, si trovano davanti chi è più debole, sono protervi, sfacciati, prepotenti (per questo, sia detto per inciso, la scuola sta diventando un caos: i docenti sono figure fragili, svalutate, attaccabili e attaccate un po' da tutti, a prescindere dai loro meriti individuali o dalle loro qualità culturali e didattiche. Ricordo una giovane insegnante preparata, intelligente, straordinariamente sensibile e colta, letteralmente messe in croce dai suoi studenti quattordicenni che, giorno dopo giorno, sistematicamente, scientificamente, la sbeffeggiavano soltanto per quello che era: espressione di una cultura e di una passione completamente estranee a questi ragazzini e al loro orizzonte di valori, seppure ne avevano uno). Non sempre riesco a sottrarmi alla triste impressione che siano già persi, a meno di diciotto anni, già inquadrati nello spaventoso esercito dei consumatori di massa, non più individui ma solo gente, anzi la ggente, tristemente fiera della propria ignoranza e dei propri pregiudizi da quattro soldi. Magari si tratta di un sorta di distorta volontà di sopravvivenza, chissà, in tempi tanto confusi e contraddittori. O semplicemente del fatto che la mediocrità è immedicabile.
Non è così, naturalmente: le eccezioni esistono, e in ogni caso vale la pena darsi da fare per arginare il conformismo ovunque dirompente. Ecco perché consiglio caldamente di leggere queste 19 lettere immaginarie a uno studente altrettanto immaginario ( e uno e molti direbbe Eliot), che illustrano le gioie insostituibili dell'essere se stessi a dispetto di tutti, anche quando può sembrare inutile o, peggio, dannoso.
Christopher Hitchens, Consigli a un giovane ribelle, Einaudi 2008
I Quaderni di Incontri con il Classico
Se siete interessati, potete scaricare da questo post il pdf della rivista "I Quaderni di Incontri con il Classico" da me curata per il mio Liceo in occasione dell'omonimo ciclo di incontri. C'è qualche difetto di impaginazione e la grafica non è granché, ma insomma, faccio la prof di italiano e latino, e in definitiva sono solo una dilettante di successo (più o meno).
Qualche giorno fa una mia collega (che a suo tempo ha avuto il dubbio onore di essere mia insegnante in quinta ginnasio) mi ha detto, ridendo sotto i baffi, che ho, e ho sempre avuto, come dire, l'atteggiamento tipico da "prima della classe". Cosa avrà voluto significare? Saccente? Secchiona? Egocentrica? Ammalata di "primadonnismo"? Presuntuosa? Diligente? Narcisista? Inquadrata? Sfacciata? Saputella? Tutte queste cose insieme?
La ho risposto che, al contrario, ero consapevole della mia profonda e ormai immedicabile (per ragioni anagrafiche: la vita passa e non s'arresta un'ora) ignoranza, persino nel campo che dovrebbe essere il mio. Mi ha risposto amabilmente che non mi dovevo buttare troppo giù.
Ebbene, l'etichetta di "prima della classe", con l'inevitabile aura di antipatia che la definizione si porta dietro, mi è stata appiccicata sin dalla prima elementare e dubito che potrò (vorrò) mai liberarmene, a dispetto delle mie periodiche crisi oblomoviane. Soprattutto sono rimasta incastrata per la vita in un'aula scolastica e l'ambiente non favorisce certo la giusta maturazione: sono talmente rincoglionita e infantile che, guarda caso, tengo pure il blog, come un'adolescente in crisi di crescenza.
Con le riviste, le conferenze, i video, cerco di darmi un'aria un po' più seria, da professionista dell'intelletto. Macché. Agli occhi della mia vecchia insegnante, sotto sotto, resto sempre la quattordicenne testarda e complessata che stava sulle scatole dei suoi compagni di classe per la sua intollerante supponenza.
Domande senza risposta
Non tutto è risolto in questo metaromanzo (romanzo che racconta come nasce un romanzo) di Amos Oz: non tutto è risolto perché è proprio l'enigma della scrittura a essere irrisolvibile. Come nasce la scrittura? Che senso ha scrivere? Che rapporto ha la scrittura con la vita? La vita fa rima con la morte, ma con che cosa rima quella strana, ibrida cosa che è la vita "descritta", la vita "raccontata", la vita che non è più vita ma pagina stampata?
Sono domande che mi faccio da un po' ... da sempre. Negli ultimi tempi con più insistenza, accanto a quelle complementari: che senso ha leggere? accumulare nella testa questa gran quantità di pagine stampate che il tempo finisce inevitabilmente per spazzare via? non sarebbe meglio, come mi consigliò un vecchio amico di tanti anni fa, che si voleva far chiamare "Lud", l'uomo dei giochi (e chissà se gioca ancora o l'età lo ha costretto a più miti consigli) vivere senza perplessità i giorni che ci sono concessi, invece di scapparsene via fra i surrogati di esistenza che storie raccontate da altri ci offrono come fragile dono di consolazione?
Ho concluso il romanzo di Oz e ne ho iniziato un altro, di un altro autore. Sono una vera tossica.
Nuove conoscenze
Oggi ho conosciuto Carla Maria Russo nell'ambito di un incontro con i ragazzi organizzato dalla collega Franca Cocchi nel nostro Liceo. La scrittrice ci ha raccontato di sé, dei suoi libri, della sua vita. Piacevole esperienza, davvero. E molto istruttiva. Di Carla Maria Russo ho letto Il Cavaliere del Giglio, biografia romanzata di Farinata degli Uberti. Scrivere di Farinata è una bella sfida, considerando che il confronto con il monumentale personaggio costruito da Dante è inevitabile ( e non è forse vero che Dante ci ha già detto, appunto, tutto quello che c'è da sapere sul grande ghibellino?). In ogni caso la lettura mi ha tolto un paio di curiosità che i commenti scolastici alla Divina Commedia non avevano saputo soddisfare. Lettura da consigliare, specialmente ai ragazzi.
Quanto a me, mi è venuta voglia di scrivere un romanzo su Brunetto Latini. Particolarmente intrigante questa pagina. Ma io amo soprattutto la rilettura eliotiana dei Quattro Quartetti.