contaminazioni

La caotica scrivania di Floria
11/11/2009

A proposito di Stefano Cucchi

C'è un pensiero che mi assilla, da quando questa triste storia, all'inizio bellamente ignorata dai giornali (a parte Radio Radicale e il Manifesto: solo dopo una settimana dall'accaduto il fatto è approdato sulle pagine dei quotidiani più titolati), è cominciata. Se Stefano Cucchi non avesse avuto alle spalle una famiglia determinata a conoscere la verità, culturalmente attrezzata e in grado di reagire efficacemente al sopruso e all'ingiustizia ... se Stefano Cucchi fosse stato un ignoto disgraziato, un clandestino, un figlio di nessuno, uno senza casa e senza affetti, ne avremmo mai saputo nulla? Quanti "Stefano Cucchi" ci sono nelle carceri italiane?
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|categoria: cronaca, diritti umani, libertà




10/11/2009

Che cosa sarà mai la letteratura?

Finalmente. Cominciavo a pensare di essermi ormai trasformata in una persona cinica e superficiale. Non riesco proprio ad esaltarmi e a commuovermi, dal punto di vista letterario, per l'opera di Saviano e della Merini, due autori che, per motivi diversi, sembrano rappresentare oggi due vere e proprie icone popolari. Poi, per quanto riguarda l'aspetto umano, la valutazione degli aspetti biografici, la storia individuale dei due autori, sono disposta a comprendere l'aura che li circonda e gli entusiasmi che hanno saputo suscitare: ma sono questioni che esulano dalla considerazione della qualità della loro scrittura. In definitiva, quando per passione, per diletto o per mestiere leggo un libro, cerco qualcosa che né l'uno né l'altra sembrano in grado di darmi. Ma affermare a voce troppo alta un'opinione di questo genere è rischioso: puoi ritrovarti travolta dall'indignazione generale. Come minimo ti accusano di essere o invidiosa o dura di cuore.

E tuttavia, il pezzo di oggi sul Corriere "La letteratura? Né realtà né estasi"  a firma di Paolo Di Stefano
mi ha un pochino consolato. Scrive Di Stefano a proposito della Merini: "A chi le chiedeva come si scrive, rispondeva: "Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi". E' un'idea di rapimento estatico che asseconda l'immagine diffusa e pseudoromantica del poeta ispirato dall'alto e costantemente in trance: il che esclude mediazioni intellettuali, di stile e di forma. Con tutto il rispetto per Alda Merini, niente di più sbagliato: i grandi poeti, non solo Leopardi, hanno insistito sulle "sudate carte". Valéry diceva che il primo verso viene da Dio, il resto è fatica, duro lavoro. Per la Merini, i versi dovevano venir fuori di getto, come un fiotto di sangue da una ferita sempre aperta". Insomma, secondo Di Stefano, la Merini proponeva una "idea semplificata" di poesia, legata ad una "vita maledetta" (serve ricordare l'abusata accoppiata del poeta tutto "genio e sregolatezza"?) che ne ha favorito la visibilità mediatica, fino all'omaggio postumo dei funerali di Stato (e a tutta la retorica che accompagnato la fine della poetessa, retoria sulla quale, credo, lei per prima avrebbe ironizzato). Conclude Di Stefano: "Ma la commozione è commozione, o meglio la demagogia è demagogia, e non serve chiedersi perchè poeti ben maggiori non abbiano meritato tanto: Caproni, Bertolucci, Luzi, Raboni".

E poi su Saviano: "Dice che la letteratura "deve essere al servizio della società immergendosi nella realtà, intervenendo" e che il vero scrittore "deve avere un ruolo attivo", a differenza di quello (falso?) che aspetta "il tempo in cui si realizzino le sue fantasie". Mentre la Merini puntava tutto sull'ispirazione dall'alto, Saviano sembra scommettere sull'ispirazione dal basso, condannando gli altri veri scrittori alla sua stessa condanna: realtà e impegno. Come se bastasse un travaso acritico dal piano civile a quello estetico per fare vera letteratura. E come se l'etica non si trovasse altrove che nella realtà. Ambedue, Merini e Saviano, propongono il loro tragico destino come principio universale e capolavoro in sé. Lo scrittore, per essere tale, deve immolarsi alla vita  o alla società. Ma secondo questa prospettiva (molto telegenica anche se uscita da un dolore indiscutibile) non sarebbero letteratura i capolavori della letteratura: da Omero a Proust a Kafka a Pessoa a Svevo a Montale ...".

C'è una cosa che mi ha colpito: chiunque si azzardi a dire "beh, a me la Merini, tutto sommato, non piace", prima di tutto si scusa, come se non condividere l'esaltazione generale fosse, per così dire, una colpa o una prova di insensibilità. E lo stesso vale per Saviano. Posso ammettere che siano autori interessanti, ma via, definirli in via assoluta "i più grandi" mi sembra francamente esagerato: c'è troppo conformismo in questo giudizio, c'è approssimazione, c'è semplificazione, c'è una buona dose di retorica, c'è, in definitiva, banalizzazione di una cosa complessa come la letteratura. Baudelaire non era solo un alcolizzato tormentato, né Rimbaud un ragazzino isterico: c'è qualcosa di più che non il dato biografico in quello che hanno scritto, altrimenti dovremmo ridurre ogni valutazione critica a mera aneddotica.

Ma forse il problema non è solo letterario. Il fatto è che abbiamo disperato bisogno di miti che ci permettano di vivere, per interposta persona, quello che non abbiamo il coraggio di affrontare o di ammettere nella banalità della nostra vita quotidiana. La poetessa tormentata e folle, lo scrittore che rischia la vita per la sua coerenza: immagini consolatorie che ci distraggono dal nostro egoismo spicciolo, dalla nostra indifferenza, dalle nostre piccole e grandi viltà, dal nostro perbenismo un po' vigliacco. Sono gli eroi che noialtri non possiamo permetterci di essere e così ci ripagano, complice la grande mamma televisione, della nostra mediocrità e del nostro bovarismo intellettuale.

E va bene. Ma tutto questo cos'ha a che fare con la letteratura?

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|categoria: poesia, letteratura




10/11/2009

Metodo, ragazzi, ci vuole metodo!

Stamani, una mia alunna di prima, una ragazzina svaglia e per niente demotivata, dopo essersi beccata un triste quattro al primo compitino di storia, mi fa: "Prof, posso essere interrogata la prossima volta? Sa, sono piuttosto preoccupata ... perché io non ho metodo, non mi riesce memorizzare ... è sempre stato il mio problema". Naturalmente l'ho rassicurata. Ci mancherebbe che un quattro in questa fase dell'anno scolastico dovesse condizionare il rendimento futuro. Pensa di non avere metodo? Glielo insegneremo. Il quattro è servito giusto a segnalare un problema: un problema di metodo, appunto.

Il metodo ... il fantasma minaccioso che vaga da sempre nelle aule scolastiche. "Suo figlio non ha metodo", tipica frase fatta che echeggia stancamente nel corso della maggior parte dei ricevimenti, con tutta una serie di varianti più o meno scontate. D'altra parte, una gran quantità di libri di testo, dalle elementari al triennio liceale, è ampiamente corredata di indicazioni, schemi, mappe concettuali, consigli e ammonimenti su come si studia, come si prendono appunti, come si traduce, come si svolgono gli esercizi di matematica, come ci si autovaluta, come si scrive un tema e chi più ne ha più ne metta. Ma questo benedetto metodo è come l'Araba Fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Negli ultimi tempi, poi, si è deciso, come dire, di tagliare la testa al toro: non hai metodo? peggio per te. Io ti boccio, ti rimando, e chi si è visto si è visto. Mica posso perdere tempo e fiato con te. Passata l'ubriacatura di didattichese che ci aveva ammorbato dopo la breve stagione berlingueriana, si è ritornati decisamente ai santi vecchi: tempi e mezzi sono quelli che sono, e l'unica strategia possibile sembra essere quella di ingozzare come oche gli alunni di nozioni destinate ad essere più o meno (mal)digerite. E per chi non ce la fa a seguire questa dieta poco salutare, tanti saluti

C'è qualcosa che non torna. Dopo tutte le chiacchiere sulla cosiddetta didattica "metacognitiva", quella che dovrebbe permettere di "imparare a imparare", siamo al punto che l'unico rimedio possibile, per chi se lo può permettere, sono le ripetizioni private, i tutor personalizatti e (orrore orrore!) il Cepu? Leggete questo articolo di Repubblica, un articolo che odora di antico ... in fondo anch'io ho cominciato la mia carriera, nei primi anni Ottanta, dando ripetizioni ai ragazzini rimandati a settembre: ma da quel tempo ormai remoto ci separano anni e anni di pubblicazioni, studi, chiacchiere pedagogico-didattiche. Eppure il cerchio si è chiuso e si tenta di giustificare il ricorso massiccio agli studenti universitari ansiosi di arrotondare i loro magri bilanci con giustificazioni abbastanza risibili: "Questi giovani possono essere un modello per i ragazzini: sono più grandi di loro, ma non ancora adulti, entrano facilmente in comunicazione, si scambiano mail o notizie musicali... E c'è anche un altro messaggio: il ragazzo di 20 o 22 anni che viene a darti lezioni è qualcuno che ancora studia ma intanto lavora per rendersi autonomo, come anche tu potrai fare tra pochi anni". Ma per favore!


Mi piacerebbe sapere, al contrario, perché una ragazzina in gamba come quella che ho ricordato a inizio post, una che ci tiene e che ha concluso la scuola media con pieno successo, possa ammettere candidamente e in tutta sincerità di non sapere davvero come si studia, di non essere capace di memorizzare e di prendere appunti. E non è la sola, anzi: questi casi si moltiplicano. E' sconfortante constatare che non pochi studenti universitari si ritrovano alle prese con problemi "metacognitivi", quegli stessi problemi che noialtri  reduci della vecchia scuola avevamo in qualche modo già risolto, più o meno da soli, senza mappe concettuali o slides in powerpoint, in prima media.

Io qualche ipotesi ce l'avrei. Ma in attesa di completare la mia argomentazione in un post successivo, mi piacerebbe conoscere anche l'opinione di qualche collega. O, meglio di tutto, di qualche studente.
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|categoria: scuola, personale, giovani, gelmini




07/11/2009

Fra crocefissi, Guccini e PD.

Stamattina un amico mi incontra e mi fa: "Devo farti le congratulazioni o le condoglianze?" Si riferiva alla notizia, pubblicata giusto ieri sulla cronaca locale, della mia entrata nella segreteria territoriale del PD val di Cornia - Elba. Ieri pomeriggio, in visita dalla madre invalida, sono stata accolta da un indignatissimo "Comunista!" che, nella personale graduatoria degli insulti più sanguinosi concepiti da mammà, occupa senz'altro i primissimi posti. La confusione quaggiù regna sovrana, in famiglia e altrove.

Prendi la faccenda del crocefisso. Se ne parlava giusto ieri in sala insegnanti. Me ne sono uscita con un'ovvia (almeno per la sottoscritta) battuta: "A me il crocefisso appeso al muro francamente interessa poco. Purché il muro resti in piedi". Voglio dire: la situazione dell'edilizia scolastica in Italia è quella che è, le scuole crollano e i ragazzini ci restano sotto, ma noi Italiani ci squartiamo sull'ormai annosa questione del crocefisso, preteso simbolo della nostra identità e della nostra tradizione, delle quali siamo gelosissimi finché ci fa comodo: forse perché, sotto sotto, alcuni sono convinti che certi scivoloni eticamente assai discutibili facciano anch'essi parte della medesima tradizione, quella, per intenderci, che fa capo all'antico adagio "vizi privati e pubbliche virtù". E poi, occuparsi di faccenduole terra terra, tipo le crepe sulle paretii e le infiltrazioni di umidità, non è così chic: sai com'è più esaltante discettare di massimi sistemi, di radici cristiane e identità culturali.

D'altra parte, al Tg5 delle 20 mi sono ritrovata ad ascoltare un po' basita  la singolare intervista a Maurizio Bizzarri (nella foto), sindaco Pd di Scarlino (bersaniano), ben determinato ad appioppare una salata multa di cinquecento euro a chiunque si azzardi a togliere il crocefisso dalle aule delle scuole nel territori del suo Comune. Ricapitolando: mia madre mi accusa di essermi trasformata in una comunista mangiabambini; dall'altra parte, un compagno del PD usa argomentazioni che farebbero invidia al cardinal Bertone; gli amici non sanno se felicitarsi o compiangermi per la mia imprevista "carriera" (chiamiamola così) politica. C'è di che essere perplessi.

Per fortuna, tornando a casa piuttosto stravolta da una mattinata trascorsa in un'aula decisamente troppo piccola per accogliere i miei trenta, chiassosi, simpaticissmi alunni di prima, ho trovato il figlio quindicenne che aveva riesumato il vecchio vinile di "Amerigo" (il vinile! avete capito?) e se lo stava accuratamente studiando. Avete presente le parole di Libera nos Domine?

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Ecco, appunto. Se il buon Gesù
rispondesse alla laicissima preghiera di Guccini, credo che tante questioni si risolverebbero abbastanza felicemente. E' che dobbiamo fare da soli, senza chiese e senza candele, e il crocefisso, presente o meno, non è di grande aiuto in questi non facili frangenti.

E tuttavia un'arma sento di averla, nonostante tutto: l'incapacità di prendermi troppo sul serio. Sono preoccupata per un mucchio di questioni, personali e generali, ma, non chiedetemi perché, ogni tanto, mi scappa da ridere. Insomma, mi sento perfettamente ia mio agio  ascoltando le parole di Guccini (sempre lui) in via Paolo Fabbri 43

Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli,
farei con parole ghirlande da ornarti i capelli,
ma madri e morali mi chiudono,
ritorno a giocare da me:
do un party, con gatti e poeti,
qui all' alba in via Fabbri 43!

 


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|categoria: musica, politica, personale, laicità, pd




30/10/2009

Non farti cadere le braccia

Quando frequentavo l'Università avevo un'amica, si chiamava Lorella, ed era un'amica vera, una di quelle  che non ti dimentichi anche se non ne sai più nulla da decenni. Passavamo le notti a chiacchierare alla luce fioca della lampada da tavolo, fumando una sigaretta dopo l'altra, e confessandoci le nostre paranoie, le prevedibili crisi esistenziale di studentesse fuori sede, perennemente nevrotizzate da amori che non funzionavano, famiglie che non capivano e troppe pagine astruse da studiare per l' ennesimo esame che ci aspettava di lì a qualche settimana.

Lei fece una cosa, una volta:  prima di andarsene mi lasciò sulla scrivania una scatolina di minerva con un ultimo fiammifero, e sulla scatola aveva scritto: "Non farti cadere le braccia". Ci consolavamo con le canzoni, come potevamo. Comunque un minerva bastava per accendere l'ultima sigaretta prima di andare a letto. Ma quella confezione  l'ho conservata per un sacco di tempo, dopo, così come mi era stata data. 

Non so perché mi è venuta in mente questa cosa (o forse sì), ma mi sentivo di raccontarla e l'ho fatto.






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|categoria: musica, personale




29/10/2009

Va bene tutto, purchè se ne parli

Ovvero: Catepol, la nostra eroina.

Dai, Cate, noialtri peones della blogosfera, siamo comunque con te! Non abbiamo la tua irruenza, il tuo presenzialismo spinto in Rete, la tua inesausta energia, né i nostr blog ambiscono alla tua visibilità (questo qui meno di altri, ondivago com'è e incline ad argomenti seriosi, persino un po' noiosi). Senza contare che, per quanto ci riguarda, la vita vera, quella fuori dal Net, spesso reclama i suoi diritti e ci lascia svuotati, privi dell'energia sufficiente a star dietro a tutto, gli aggiornamenti di Twitter, quelli di Facebook, la lettura dei feed, le conversazioni su FF, e  il resto. Ogni tanto ci abbandoniamo persino al grande Satana televisivo e semiaddormentati preferiamo uno stanco esercizio di zapping alla frenetica digitazione di contenuti più o meno spiritosi, più o meno intelligenti sui nostri blogghettini poco conosciuti. E ai barcamp non andiamo, i contest non li facciamo, gli awards di vario tipo e misura non li
desideriamo.

Ma non importa, Tu comunque ci rappresenti. Sei la nostra testimonial. Questo mi sento di dirti dopo aver letto l'articolo sul Corriere che ti chiama in causa e il relativo post del Tagliaerbe. Troppo occupata in altre faccende, la polemica mi era sfuggita. Ma non capisco proprio perché si debba polemizzare. Alla fine, tutto va bene, purché se ne parli. Ovvero, purché i media mainstream come il Corriere ne parlino e non descrivano il mondo del social network come una palude, così come sono soliti fare: visto che non di palude si tratta ma di un'opportunità. E per una volta viene detto (come tu stessa lasci bene intendere). Tu sai che sono sincera anche perché la mia presenza nella cricca degli italici blogger che contano è del tutto marginale: non sarò mai blogstar, né mi interessa diventarlo. Se anche conosco qualcuno di quelli che contano, sia pure in virtù di quelle evanescenti amicizie che si possono intrecciare in Rete, la tessera del club non la possiedo. E non ne invidio i membri.

Ebbene, Catepol, che dire? Non ti curar di loro ma guarda e passa. Attaccarsi al fatto che il tuo blog non sia "tecnico", mi pare puerile: almeno sai scrivere e, al contrario di tanti altri guru illuminati, ai poveri newbies della rete riesci a dare delle dritte e dei consigli sensati e praticabili. Francamente paragonarti a Lele Mora e Fabrizio Corona mi sembra una sciocchezza. Senza contare che Videocracy non è questa gran cosa: usarlo come testo sacro per definire il preteso peggio del peggio della comunicazione in rete è
solo un omaggio alla facile indignazione modaiola che in fondo non è affatto migliore di ciò che vuole deprecare.
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|categoria: attualit, tecnologia, blog, giornalismo, web 20




23/10/2009

Caro Massimo Mantellini ...

Caro Massimo Mantellini, io una risposta alla tua laconica dichiarazione di "non voto" alle primarie del 25 ottobre tento di dartela qui. Lo snobismo può persino essere più pericoloso dell'incultura dominante. Starsene a casa, sollevando il ciglio con aria scettica, affermando beffardi "Io i due euro non glieli do", non serve. Non serve più. Per quanto mi riguarda, lunedì mattina voglio svegliarmi con la convinzione di aver fatto il possibile per contribuire all'uscita dall'impasse. Se poi non sarà servito a niente, pazienza. Almeno non avrò rimpianti, e se mi lamenterò, potrò sempre farlo con la consapevolezza che non mi sono limitata al solo mugugno.  Dopo, qualunque cosa accada, potrò persino permettermi di essere più incazzata di chi, come te, sarà rimasto alla finestra a guardare come andava.
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|categoria: politica, ignazio marino




21/10/2009

Berlusconi, il grande Satana. O no?

Reduce dalla visione di Videocracy - Basta Apparire, dirò subito che il film documentario di Eric Gandini non mi è piaciuto. Alla fine uno esce dal cinema quasi quasi convinto che a modo suo Fabrizio Corona, moderno Robin Hood che ruba ai ricchi per riempire le tasche di ... se stesso (parole sue), sia una specie di genio, l'incarnazione perfetta di quello che una buona parte degli Italiani vorrebbe essere. Il racconto di Gandini è una narrazione, ma non una vera decostruzione e, in certo modo, non critica ma finisce per mitizzare quella stessa spazzatura che descrive.  E' una specie di blob teratologico, un'opera parassitaria che si nutre di quello che vorrebbe denunciare. E alla fine gli fa un piacere (qualcuno se n'è accorto, pare).

Gente, è troppo facile dare la colpa di tutto a Silvio Berlusconi. Silvio è quello che è, non lo nego, ma se sta dove sta, significa che qualcuno ce l'ha messo. Il Grande Corruttore ha trovato un popolo più che disposto a lasciarsi corrompere. Le radici di questa desolante caduta verticale del buon senso comune, del sentimento civico, della responsabilità, della cultura, sono remote. Uno come Berlusconi non spunta dal nulla come un fungo malefico. Ha goduto di connivenze diffuse, di complicità insospettabili. Si è nutrito del conformismo e dell'ignoranza che appestano il ventre profondo dell'Italia.

Com'è che Pasolini definiva la società italiana nel 1963? "Il popolo più analfabeta, la borgesia più ignorante d'Europa". Siamo sempre lì. L'80% degli Italiani non legge i giornali, non frequenta la Rete, o la frequenta male, non compra libri, si nutre di televisione. Non è un fatto di oggi. E' storia antica. Berlusconi, casomai, l'ha capito e ha reso la televisione pervasiva come non mai: questo è il suo clamoroso (de)merito. Ma c'è chi gliel'ha lasciato fare: per ignavia, per imperizia politica, per convenienza, per calcolo. La gente si rimbecillisce davanti al piccolo schermo, ma non è una novità. Non è nemmeno un fatto solo italiano ma è il riflesso di processi che altrove sono iniziati, e altrove continuano a celebrare i loro ignobili fasti. Guardate quello che è accaduto negli Stati Uniti, qualche giorno fa, quando la nazione si è fermata per seguire via TV l'improbabile volo di un seienne in mongolfiera per scoprire poi che si trattava di una montatura demenziale del padre affamato di gloria televisiva.

Ho fatto un giro nel gruppo di Facebook denunciato dal Ministro Alfano, quello intitolato "Uccidiamo Berlusconi". E' sconfortante. Chiaramente le minacce non sono realistiche, anzi, vorrebbero essere ironiche, ma sono comunque imbevute di frustrazione, pessima goliardia, odio malsano. Gente che, se Berlusconi sparisse dalla scena, lo sostituirebbe senza pensare con quell'altro improbabile tribuno di Beppe Grillo. Beppe Grillo premier, sai che progresso. 

E' troppo comodo demonizzare il solo Berlusconi anche se, naturalmente, la personalizzazione della politica promossa dal Silvio nazionale a suo esclusivo vantaggio si trascina dietro questa inevitabile coda di reazione becera e per certi aspetti farneticante. Da una parte l'adorazione acritica, dall'altra invettive altrettanto acritiche e, per questo stesso motivo, assolutamente inefficaci, che non solo non incrinano il mito, ma lo rafforzano. Che tristezza.

Su un muro vicino a casa mia da qualche anno campeggia una bella scritta: "Silvio, levati i tacchi". Ecco, proviamo noi per primi a levare metaforicamente i tacchi a Berlusconi, a vederlo per quello che è: non un nuovo principe degno di Machiavelli, non un diabolico seduttore che ha tradito la buona fede degli Italiani, ma un mediocre tribuno, il sintomo perverso di una malattia antica.

Come si cura questo male? Il primo rimedio sarebbe una dose da cavallo di onestà intellettuale. La coerenza fra i proclami e gli atteggiamenti sarebbe la benvenuta. Non guasterebbe un po' di serietà. Mettiamoci anche la vecchia buona etica. E, se vogliamo, anche la cultura e l'informazione obiettiva sarebbero dei sani ricostituenti. Rimboccarsi le maniche e ricostruire. La classe politica d'opposizione, l'elite intellettuale, il ceto dirigente del nostro Paese saranno all'altezza del compito? Dalla risposta a questa domanda dipende molto. Dipende tutto. 

 


 

 
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18/10/2009

Chi sono i sostenitori di Marino - commentando Scalfari

E bravo Eugenio. Nel suo editoriale di oggi, dedicato alla primarie del PD, riesce a non nominare nemmeno per sbaglio Ignazio Marino. Ho letto un paio di volte l'articolo:  niente, manco una citazione, a parte un sottinteso velatamente polemico laddove si dice: "Come se non bastasse, lo statuto ha anche stabilito che le primarie eleggeranno il segretario soltanto se uno dei tre candidati in lizza otterrà il 50 più uno dei voti espressi. Qualora ciò non avvenisse avrà luogo una terza fase dinanzi all'Assemblea nazionale eletta anch'essa il 25 ottobre. In questa terza fase i candidati rimasti in lizza saranno i primi due votati alle primarie. Il terzo sarà escluso dalla gara ma in realtà sarà il più forte dei tre perché i suoi rappresentanti nell'Assemblea, appoggiando uno dei due candidati in lizza, lo porteranno alla vittoria, naturalmente ponendo le loro condizioni di programma e di potere.
Le regole sono queste e vanno rispettate, ma sono a dir poco scriteriate perché di fatto danno il massimo potere al terzo arrivato. La conseguenza sarebbe quella di produrre un sentimento di frustrazione in tutti gli elettori delle primarie che vedrebbero capovolte le loro indicazioni".

Io non so se tutto questo sarà vero. Staremo a vedere. Una cosa tuttavia la so di sicuro. Il buon Scalfari non tiene affatto conto della frustrazione delle migliaia di sostenitori Marino che in questi mesi di impegno hanno visto il loro candidato sminuito se non addirittura ignorato da certa stampa, Repubblica inclusa. E poi uno dice: libertà di informazione. I suoi alfieri sarebbero più credibili se fossero sempre corretti nel riportare informazioni o notizie. 
Sia chiaro: Scalfari ha il diritto di somministrarci come vuole le sue illuminate argomentazioni. Che tuttavia, in queste circostanze, hanno lo stesso valore e significato degli editoriali di Minzolini, visto che si basano su una deliberata confusione fra fatti e opinioni.

E un fatto che molti fingono di dimenticare è questo: il 25 ottobre verrà eletto non solo il Segretario, ma saranno scelti  anche i membri delle Assemblee Regionali (con i relativi Segretari) e  Nazionale, ovvero degli organi di indirizzo del Partito Democratico per i prossimi anni. Allora, consentitemi, gioverebbe dare un'occhiata anche ai candidati delle liste che appoggiano Marino, scoprire chi sono e cosa vogliono. Perché la questione non riguarda solo il senatore - chirurgo ma anche quanti, in questi mesi, si sono fatti un mazzo così per sostenerlo. Per raccontare il loro sforzo e i loro intendimenti userò parole non mie, ma quelle di Luisa, una giovane volontaria piombinese che ha scritto questa nota su Facebook:

"Tra le mille cose in sospeso non c'è tempo per pensare.. i volantini da ultimare, i gazebo da organizzare, le iniziative a cui partecipare. Il lavoro per ScelgoMarino e l'entusiasmo delle migliaia di persone che ci hanno contattato per sapere come appoggiare la candidatura di Ignazio Marino, le notizie da diffondere,i comunicati da redigere. Ma a questo punto, mi viene spontaneo guardare indietro, alla strada percorsa negli ultimi mesi.

Non so come andrà a finire questa campagna, sostenuta solo dalla nostra passione e dalla nostra volontà, senza i contatti e le risorse degli apparati, senza l'appoggio della stampa, senza poltrone da poter promettere a chi vede la politica come un trampolino di lancio e si avvicina ai comitati solo per mettere un'opzione sul futuro, retti solo dall'entusiasmo e dalla voglia di spendersi per un progetto nuovo, per un programma politico che non ha paura di dire dei SI e dei NO chiari. Sull'ambiente, sui diritti civili, sui diritti dei lavoratori, dei precari, delle donne, degli ammalati.
Ignazio Marino ha proposto un partito moderno, aperto e partecipato. Un partito dove a contare sono le PERSONE, la base, i circoli e non i gradi che spuntano dalla giacca dei comandanti di turno. Un partito rinnovato. Non solo a parole, ma a cominciare dai fatti, fatti concreti. Una volta tanto.

Ignazio Marino ha mobilitato un esercito di semplici cittadini ed ha risvegliato la speranza. E tutto questo ha dato fastidio. Ha rotto gli equilibri della politica e forse reso traballante qualche poltrona.

E' stata una campagna in salita. Per raccogliere i fondi, altrove scontati, per trovare spazio alle Feste Democratiche (e purtroppo non sempre ci siamo riusciti), per trovare spazio sui giornali (ed anche qui spesso non ci siamo riusciti), per far ascoltare le nostre idee. Per dire che ci siamo. Ci sarebbe da scriverne un libro. Ma abbiamo superato ogni schiaffo ricevuto ed ogni silenzio, ed ogni bugia. E non ci siamo dati per vinti. Ma abbiamo provato ad inventarci. Con ostinazione e fantasia. E la Rete ci è venuta in aiuto, per fortuna.

Qui in Toscana, dove il partito è molto più monolitico che altrove, abbiamo costruito una Rete niente male! Abbiamo organizzato un organigramma a partire dal basso ed abbiamo avuto modo di scegliere chi doveva rappresentare il nostro modo di vivere e credere il PD: Simone SILIANI.
La sua candidatura rappresenta ciascuno di noi. Il suo modo di vivere ed intendere la politica ed il PD rappresenta ciascuno di noi. Ricordo ancora la telefonata sul treno che ci riportava a casa dal primo incontro al coordinamento regionale, da Pisa, da Firenze, da Livorno, da Siena, da Empoli.. tutti gli chiedevamo di accettare la nostra proposta e di candidarsi a rappresentare le nostre istanze. La nostra voglia di cambiare. Il nostro comitato è l'esempio tangibile di come le cose possano essere diverse.
Basta volerlo.

Non so come e se tutto questo sarà recepito dagli elettori, anche perchè spesso solo attraverso la Rete abbiamo avuto la possibiltà di raccontare la nostra storia.
Quello che abbiamo costruito fino ad adesso non andrà sprecato. Abbiamo un immenso patrimonio tra le mani.. e troveremo il modo di valorizzarlo e farne tesoro, anche dopo il 25. Comunque andranno le cose.

Ma abbiamo ancora una settimana per combattere, dateci una mano!!
Votiamo e facciamo votare Ignazio MARINO e Simone SILIANI (in Toscana) alle prossime primarie del 25 ottobre. PER CAMBIARLO DAVVERO QUESTO PD. Una volta per tutte!"


Ecco, i volontari per Marino, coloro che hanno dato vita ai tanti comitati sparsi per l'Italia, che si sono dati da fare in Rete e fuori dalla Rete in nome di un progetto condiviso, sono persone così, come Luisa: giovani e meno giovani, disoccupati, precari, membri della cosiddetta società civile, tutta gente che ci crede, che vuole crederci.

Rileggete questo passaggio della nota di Luisa:

E' stata una campagna in salita. Per raccogliere i fondi, altrove scontati, per trovare spazio alle Feste Democratiche (e purtroppo non sempre ci siamo riusciti), per trovare spazio sui giornali (ed anche qui spesso non ci siamo riusciti), per far ascoltare le nostre idee. Per dire che ci siamo. Ci sarebbe da scriverne un libro. Ma abbiamo superato ogni schiaffo ricevuto ed ogni silenzio, ed ogni bugia. E non ci siamo dati per vinti. Ma abbiamo provato ad inventarci. Con ostinazione e fantasia. E la Rete ci è venuta in aiuto, per fortuna.

Aggiungerei, se mi è lecito, che non solo è stata una campagna in salita, ma è stata soprattutto una campagna pulita: pulita come Luisa e i tanti simili a lei che non hanno posizioni di potere da difendere o ambizioni da realizzare o consolidare (altrimenti, parliamoci chiaro, avrebbero fatto altre scelte, apparentemente più facili e produttive) ma solo  speranze da condividere e entusiasmo da trasmettere.

Se andrete a votare per le Primarie, tenete conto anche di queste speranze, di questo entusiasmo. Tenete conto di questo idealismo. E' un ingrediente raro da trovare, di questi tempi, un ingrediente che molti, troppi, disprezzano, ma Dio sa se ce ne sarebbe bisogno. Eccome.  










postato da floria1405 alle ore 21:39 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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|categoria: politica, libertà, ignazio marino




16/10/2009

Che noia la politica: meglio il blues

Sto ascoltando una delle più belle canzoni del Boss, "New York City Serenade". Diciamo che ne ho bisogno. Forse anche qualcun altro ne ha bisogno: ve la regalo, via YouTube, così potrete godere dell'ascolto mentre leggete il post.


 Ale, un mio caro amico, collaboratore sull'altro blog e lettore più o meno fedele, già da un po' mi sta implorando di piantarla con la lunga sequela di post "politici" con i quali ho ammorbato il mio esiguo pubblico. Ah sì, ha ragione, lo so.

Ogni sera mi metto davanti alla tastiera e mi dico: "Ora parlerò dell'ultimo libro che ho letto ... Oppure mi abbandonerò alla musica e lascerò che la melodia guidi la scrittura ... O magari parlerò un po' della Rete ... o della scuola ... o di Dylan, che non guasta mai ... o più semplicemente dei fatti miei. E magari potrei pure rimettere mano a piombino.blogolandia.it che langue da un po'. Oppure, ancora, tornerò su Anobii e aggiornerò finalmente la mia libreria, ferma da mesi". Macché, succede sempre qualcosa che mi fa incazzare e finisco per buttare via il poco tempo a dispos
izione a discettare del PD, di Berlusconi o male che vada del Papa. Altro che intossicazione da Internet, sindrome della quale i media straparlano a giorni alterni. E' la situazione generale che è tossica, almeno per quanto mi riguarda, e mi trascina in questo loop di indignazione ciclica che cerco di tenere a bada con l'abusato strumento della parola.

Suvvia, spezziamo il circolo vizioso, almeno per una volta. Mi sono cacciata con le miei mani in questa faccenda delle primarie, al punto da ritrovarmi nella mia provincia in lista per Marino per l'Assemblea Nazionale (per la verità con scarsissime possibilità di essere eletta), ma grazie a Dio il mio Lucrezio mi aiuta a mantenere il giusto distacco:


Ma nulla è più piacevole che star saldo sulle serene regioni

elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti,

donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,

e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura,

la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà,

adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica

per assurgere a somma ricchezza e impadronirsi del potere.

 

Di piccoli e grandi opportunismi, strategie, tatticismi, ne ho visti non pochi in queste settimane. Ho usato questi versi come puntello spirituale, mi si perdoni la solennità della formula, assieme al richiamo costante al mio lavoro, la cosa più importante che ho (a parte la famiglia), il che mi ha permesso di non perdere il sorriso e, soprattutto, Deo gratias, di non prendermi troppo sul serio.

Una come me non solo può appoggiarsi ai suoi classici (come diceva Calvino: "È classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno"), e scusate se è poco, ma anche al blues. Blues alle masse, esorta l'amico Fabio Treves (andatevi ad ascoltare la sua trasmissione "Life in Blues", ogni giovedì su LIfeGate Radio, più o meno in contemporanea con Anno Zero, e poi ditemi che cos'è più interessante), e non è solo un bello slogan, vi assicuro.

E allora, a proposito di Fabio Treves, facciamo un po' di promozione, sperando  di dare un'informazione gradita agli appassionati di blues che, più o meno per caso, capitino da queste parti:

Una notizia che farà felici gli appassionati di musica. Lo storico locale Jux Tap di Sarzana (La Spezia) dal 19 novembre riprende la programmazione di musica dal vivo con 3 eventi che saranno di antipasto ad altri concerti nel corso dell’inverno e della primavera.
Il menu è ancora una volta all’insegna dell’alta qualità; il miglior rock, blues e jazz nazionale e internazionale e un ambiente unico dove assistere ai concerti, l’unico club ligure di grandi dimensioni con un’acustica perfetta e un’accoglienza di primo livello, con la possibilità di sedersi ai tavoli e cenare prima degli show in un’atmosfera eccezionale. Il Jux Tap ha rappresentato negli anni un punto di riferimento per la programmazione della musica di qualità live nel panorama nazionale.
Il primo ospite, il 19 novembre, è in tutto e per tutto degno della storia del locale e sarà l’inglese Peter Green, il leader dei Fleetwood Mac e membro storico dei Bluebreakers. Chitarrista sopraffino, Green ha scritto alcune tra le più memorabili pagine del blues inglese al punto di meritarsi la stima incondizionata di mostri sacri del blues americano come B. B. King. In questa serata Peter sarà accompagnato da Mike Dodd alla chitarra ritmica, Geraint Watkins al piano e organo, Matt Radford al basso, Andrew Flude alla batteria e Will Parnell alle percussioni e il set prevede vecchi successi dei Fleetwood Mac e di Green insieme a una selezione di cover di brani blues.

Giovedì 26 novembre sarà la volta del migliore e più longevo bluesman italiano, Fabio Treves, che ha deciso di celebrare il suo 60° compleanno proprio al Jux Tap. Sarà una grande festa con la più energica macchina da blues italiana e tanti amici.

Giovedì 3 dicembre approda al Jux Tap uno dei migliori jazzisti italiani, Francesco Cafiso, uno dei talenti più precoci del jazz italiano che il 19 gennaio ha suonato a Washington durante i festeggiamenti in onore del Presidente Barack Obama.
Ad aprire il concerto di Peter Green la Southside Blues Boys Band, un gruppo di musicisti che da sempre ha fatto del blues una ragione di vita. Prima di Treves il giovane rocker Leo James.
La rassegna non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di SpecTec, azienda che da sempre sostiene la musica di qualità.

Chiudo con un altro video, sempre del Boss: Working on a Dream.

Ognuno di noi sta lavorando al suo sogno, qualunque esso sia, in un modo o nell'altro. Che la sorte ci sia propizia.

postato da floria1405 alle ore 19:47 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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